n. 11 / 2009
studio, ricerca, formazione
economia, storia, cultura di impresa

© ICSIM "Franco Momigliano"

NEWS

L'archivio storico "Bosco"
di Avv. Andrea Cavicchioli
Presidente della Provincia di Terni


Quando si pensa all’impetuoso sviluppo industriale di Terni alla fine dell’Ottocento si allude in genere alle Acciaierie. Ce n’è ragione ma a quella stagione di modernità parteciparono anche altre realtà imprenditoriali ed industriali, tra queste, in prima linea, le Officine Meccaniche Bosco. Fu un tecnico torinese impiegato delle Acciaierie, Antonio Bosco, ad impiantare le officine nel 1890. Ci troviamo di fronte ad una iniziativa per molti aspetti originale. La “Bosco” nasce e si sviluppa, infatti, per iniziativa di un imprenditore privato, senza sostegni dallo Stato né dal mondo della finanza. All’inizio la fabbrica era di modeste dimensioni: una officina meccanica ed una piccola fonderia di bronzo. Era specializzata nella costruzione e manutenzione di macchine per l’agricoltura ma la crisi del comparto agricolo non favoriva automazioni nelle campagne e si dovette spostare l’attenzione verso la progettazione e costruzione di macchine per l’industria, costruzioni meccaniche, pezzi di caldareria. La “Bosco”, questo è il punto di valore funzionale, fornisce macchine, impianti e sistemi produttivi, a tutto il tessuto industriale che va nascendo a Terni e nella conca ternana. La “Bosco”, in quella fase, è una industria che “serve” il tessuto industriale locale e nazionale, fornendo apparati ed innovazione: pezzi importanti per le centrali idroelettriche, per gli stabilimenti elettrochimici e per la produzione di alluminio, per il carburo di calcio (all’Elettrocarbonium di Narni Scalo), per i prodotti azotati a Nera Montoro, e in modo del tutto speciale, per zuccherifici. L’azienda cresce, si sviluppa attraverso momenti di espansione ed altri di crisi, modifica le produzioni, definisce un suo ruolo nel panorama industriale italiano. Si pensi solo che all’inizio la fabbrica impiantata nei pressi di Porta Spoletina occupa una superficie di 1000 mq di cui appena 700 coperti e nel 1984, quando si completa il trasferimento degli impianti a Maratta, sono 250 mila i mq occupati di cui 46 mila coperti. Negli anni successivi un declino inarrestabile e pesante sotto molti punti di vista, dovuto a ragioni diverse, conduce alla fine di una esperienza industriale ultra secolare. Non v’è dubbio che molti fattori portano a sostenere con buone ragioni che la “Bosco” rappresenta un pezzo fondamentale della storia industriale ternana e della stessa città di Terni in epoca contemporanea. Alla “Bosco” hanno lavorato migliaia e migliaia di tecnici ed operai ternani, da quelle officine sono usciti, grazie a loro, pezzi importanti, a volte fondamentali, per l’innovazione tecnologica e la storia della meccanica e della fonderia. Per diversi aspetti la storia della “Bosco” è un monumento per Terni.

E’ semplicemente per questa ragione che nel momento del fallimento e della dispersione ci siamo premurati di salvare l’archivio industriale. Perché restasse al patrimonio della città una documentazione di eccezionale valore per la storia urbana e per quella dell’ingegno industriale ternano. Si pensi solo che, oltre a circa 9.000 pezzi archivistici, abbiamo di fronte un patrimonio di circa 12.000 disegni industriali! Un fondo di grande valore documentario, dichiarato “di notevole interesse storico” e perciò soggetto ad un vincolo di tutela notificato. Il 23 febbraio 2001 di fronte al Giudice Delegato per il fallimento, al curatore fallimentare, ai rappresentanti della Provincia di Terni, dei Comuni di Terni e Narni, dell’ICSIM e della Sovrintendenza archivistica, l’ultimo proprietario della fabbrica, Walter Tosto, si è impegnato a donare l’archivio agli enti locali affinché fosse conservato a disposizione della città. Quel documento reca anche la firma del prof. Gino Papuli grande studioso ed indimenticabile cultore di archeologia industriale che molto si era adoperato affinché l’archivio industriale “Bosco” non andasse disperso ma fosse conservato in modo unitario. Da quel momento la Provincia di Terni ha sostenuto diversi interventi per assicurare una adeguata conservazione e tutela del materiale archivistico depositato presso la fabbrica di Maratta. Nel frattempo si è pensato, progettato e realizzato un intervento di ristrutturazione ed adeguamento funzionale dell’ex fonderia dell’Istituto Tecnico Industriale di Terni, patrimonio della stessa Provincia, al fine di dare una collocazione al materiale in grado di assicurare nel contempo una conservazione “a norma” ed una fruibilità, con una apposita zona attrezzata per studio e servizi ad utilità di chiunque avesse avuto interesse alla consultazione dei documenti. Questo intervento ha comportato un investimento a carico della Provincia, di oltre 200 mila euro. Successivamente, sempre per iniziativa della Provincia, si è provveduto a trasferire il materiale che è stato subito oggetto di un intervento di precatalogazione e sistemazione effettuato dalla Sovrintendenza Archivistica.

L’archivio è al momento disposto su circa 1.000 metri lineari di scaffalature fornite dal Comune di Terni. Si tratta ora di definire il passaggio formale della proprietà dell’archivio, di effettuare ulteriori interventi di catalogazione, di attivare una modalità di gestione scientifica e funzionale dell’istituto archivistico che non potrà non vedere protagonista l’ICSIM. Intanto l’archivio industriale delle ex Officine Meccaniche Bosco è in sicurezza ed a disposizione della città. Si è evitata la frammentazione, rischio molto forte che equivale a dire dispersione, garantendo il mantenimento della documentazione in un unico corpo archivistico come nel tempo si è venuto formando. Certo c’è ancora lavoro da fare, soprattutto per l’ordinamento e la fruibilità effettiva del fondo di disegni tecnici industriali, un patrimonio di eccezionale importanza per lo studio della storia della tecnologia e della meccanica. Negli ultimi anni Terni si è caratterizzata, non solo in Italia, grazie all’azione degli enti locali ed al lavoro scientifico ed organizzativo dell’ICSIM, per una attività sistematica di recupero, rifunzionalizzazione e valorizzazione dell’archeologia industriale. Sono stati salvati dalla distruzione e musealizzati reperti tecnologici di straordinario e spesso unico valore, sono stati attivati percorsi, è stata sviluppata una organica attività scientifica e convegnistica (con iniziative di livello europeo e oltre), oggi si parla di Terni come possibile capitale italiana per l’archeologia industriale. Il salvataggio e la disponibilità dell’archivio industriale “Bosco” è un pezzo non secondario di questo percorso.

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