"La Terni del '51"
di Gino Papuli
 

 

 

Scarica le prime pagine da pag. 00 a pag.51
Scarica la prima parte
Scarica la prima seconda
Scarica la parte terza
Scarica gli apparati

Scarica la coperta del volume

A sei mesi dalla scomparsa di Gino Papuli l’ICSIM, che lo ebbe quale primo socio onorario, lo ricorda con la pubblicazione di questo
volume, al quale egli stava lavorando da tempo.
Era stato Gino stesso a mostrarci, a metà del 2007, una parte del materiale relativo agli impianti produttivi della Società Terni nei primi
anni cinquanta: un materiale importante, anche per le dettagliate descrizioni tecniche che conteneva e per la chiara visione delle
problematiche dell’intero gruppo che ne emergeva.

L’interesse di quella documentazione, non limitabile all’ambito storico, ci spinse immediatamente a proporre l’idea di farne un libro, non solo per incrementare la memoria di un periodo cruciale nella vita della più grande azienda dell’Italia centrale, ma anche per rimarcare come i problemi che ancora oggi costituiscono il principale assillo di chi in quella realtà opera fossero ben chiari già nel momento in cui, esaurita la fase emergenziale della ricostruzione materiale del Paese si avviava quella della sua crescita.
Naturalmente non ci sfuggivano, come non ci sfuggono, le innumerevoli differenze tra la qualità dell’organizzazione produttiva del secondo dopoguerra e quelle della società dell’automazione, dell’informatica e della comunicazione. A tal fine, proprio per ricondurre le vicende di mezzo secolo fa dentro la cornice più ampia delle alterne fortune della “Terni”, abbiamo chiesto al professor Franco Bonelli, che dell’azienda stessa è il massimo studioso, di volerle accompagnare con una sua prefazione della quale gli siamo profondamente grati.
Un aspetto non secondario sul quale si era soffermata l’attenzione di Papuli era quello della sicurezza in fabbrica, in particolare, date le sue specifiche competenze, negli impianti siderurgici; un problema che ha da sempre rappresentato un tragico corollario del lavoro pesante, come era quello in Acciaieria, sin dagli inizi dell’attività a fine Ottocento. Per molti aspetti, e per molto tempo, gli incidenti, compresi quelli mortali, sono stati ritenuti una sorta di prezzo ineluttabile da pagare alle necessità della produzione e dello sviluppo e, da parte dei lavoratori, come un rischio necessario per far fronte alle esigenze di sostentamento delle proprie famiglie. Non fa eccezione, in tal senso, nemmeno la storia della “Terni” che, per vari decenni, soltanto marginalmente si è fatta carico, come testimoniano numerose relazioni degli Ufficiali sanitari delle diverse epoche, di questi aspetti e, più in generale, delle conseguenze delle sue attività produttive sulla città, quanto a salubrità dell’aria, dell’acqua e del suolo.
La testimonianza di Papuli non va oltre le mura di cinta della fabbrica, perché è lì che c’erano le vere situazioni di pericolo, ed era difficile, se non impossibile, anche per una carenza di cultura della prevenzione, preoccuparsi delle ricadute fuori di essa.
Negli anni trenta la ricchezza prodotta in termini di salari e di interventi sociali, come case, scuole, impianti sportivi e altre opere civili quale “risarcimento” alla città per la conquista del monopolio dello sfruttamento delle forze idrauliche dell’asta Nera-Velino, doveva essere ritenuta esaustiva di ogni altro investimento a tutela della qualità urbana.
In altre parole, da quest’ultimo periodo in poi – compresa la ricostruzione post-bellica – quasi tutto “tornò” nell’esclusiva competenza dei bilanci delle istituzioni locali.
Il libro di Papuli si colloca in una fase cruciale, nell’immediata vigilia dei licenziamenti del 1952-53 e della grande ristrutturazione che ne seguì, fino alla ripresa di un forte movimento politico e sindacale che, con l’“autunno caldo”, metterà al centro delle proprie rivendicazioni le questioni del salario, della salute, della sicurezza e del miglioramento ambientale non solo sul luogo di lavoro.
Con l’appoggio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Terni, nel breve volgere di alcuni anni i lavoratori ternani conquisteranno, in un fruttuoso confronto con l’Azienda, risultati fondamentali proprio nel campo dell’abitazione (il nuovo Villaggio Matteotti dell’architetto Giancarlo De Carlo) e in quello della sicurezza e della medicina sociale preventiva, con l’avvio del MESOP, e poi, travalicando i confini della fabbrica, sul terreno del progressivo miglioramento dello stato dei corpi idrici e della riduzione delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. Infine, con una scelta del tutto innovativa, decideranno di autotassarsi
(nella misura dello 0,80% del salario) a favore di opere di socialità, come l’intervento di ampliamento e ammodernamento del Centro Geriatrico “Le Grazie”. Fu quella, però, una stagione di breve durata, perché nuove e più gravi crisi dell’industria siderurgica europea
e nazionale avrebbero interessato anche gli stabilimenti ternani.
Il lavoro che qui presentiamo, e che Gino Papuli ci ha lasciato quale ultima testimonianza del suo impegno civile e della sua passione
per l’industria e la tecnologia, vede nel triennio 1951-53, “un periodo di svolta nel quale la non facile e indilazionabile ricerca di una vocazione industriale moderna cominciò a dare i suoi primi frutti”. Di tale svolta, sul piano nazionale, furono principali protagonisti l’IRI e il sistema delle Partecipazioni Statali, da un lato, e alcune grandi imprese private, dall’altro, con il risultato, nel volgere di pochi anni, di dare vita al “miracolo italiano”, che comportò un grande sviluppo economico e sociale del Paese e, in pari tempo, l’emergere di tante distorsioni, delle quali ancora oggi scontiamo le conseguenze. Di quella prima fase Gino Papuli ci dà uno spaccato di estremo interesse, con la delineazione di un clima aziendale particolare, caratterizzato dall’azione di significative figure di tecnologi, come l’ingegner Vincenzo Flagiello, direttore del corso di formazione dei “giovani ingegneri” e protagonista di infinite innovazioni, tra cui la cabina sferica del batiscafo di Auguste Piccard (anch’egli recentemente scomparso), che tutte nascevano non
solo da una profonda conoscenza di nozioni teoriche ma anche dall’assidua frequentazione degli aspetti materiali del lavoro. In un’epoca nella quale “non si disponeva ancora di registratori portatili, fotocopiatrici, stampanti, calcolatrici tascabili, ecc.” c’è un tecnico, Mario Perna, che con i suoi disegni, tutti rigorosamente eseguiti e colorati manualmente, si incarica di dare forza visiva –
quasi ad animarli – a regolamenti, mansionari e norme antifortunistiche. E c’è la rappresentazione del grande lavoro di svecchiamento e trasformazione impiantistica che, in una “Terni” ancora polisettoriale e sostenuta dal comparto elettrico (poi nazionalizzato nel 1962), abbandonate le produzioni belliche, si deve adeguare in breve tempo alle esigenze di un’industria di pace e al libero mercato europeo. Tutto ciò ci è presentato, come espressione di un livello molto alto di competenza e partecipazione alle vicende della siderurgia ternana e italiana; livello del quale Gino era sicuramente uno dei più autentici interpreti.
Di Gino Papuli ci mancano anche la grande carica umana, la cultura e la versatilità dell’ingegno.
Nella sua figura il tecnologo e il forgiatore si fondono con lo scrittore e il divulgatore scientifico, con il docente universitario e il pionere dell’Archeologia industriale, con il custode della memoria e l’uomo aperto alla ricerca e all’innovazione. Non c’è contraddizione
tra il “giovane ingegnere” che con questo libro ci parla del suo ingresso alla “Terni” e, in particoalre, in Acciaieria, e l’autore del Il Labirinto di ghiaccio, ove descrive l’esperienza drammatica, per tanti ragazzi, della ritirata di Russia; o tra il poeta dell’ignoto operaio siderurgico e il teorico di un nuovo approccio ai temi della salvaguardia e della valorizzazione
del patrimonio industriale. Molti vedono in lui soprattutto il salvatore della Grande Pressa davanti alla stazione di Terni e il promotore di una sensibilità, tutta moderna, capace di vedere nel bene produttivo anche un’opera d’arte. Comunque la si guardi quella di Gino Papuli resta una grande personalità, alla quale – per un verso o per l’altro – tutti dobbiamo qualcosa.

Franco Giustinelli
(Presidente ICSIM)

 

Indice
Parte prima / First Part
La nascita dell'industria siderurgica a Terni / The birth of Terni's iron and steel industry

La cultura del “congegno” / The culture of the ‘mechanism'
L'acqua muove le macchine / Water moves the machines
Corazze e cannoni / Armoury and cannons
Dal maglio alla pressa / From the hammer to the press
Turbine e rotori / Turbines and rotors



Parte seconda / Second part
La grande pressa da strumento a monumento / The big press: from tool to monument

La lunga strada del salvataggio / The long recovery process
La collocazione / The location
Il rimontaggio / The reassembly
Uomini e macchine / Men and machines

Abstract / Abstracts

Appendice esplicativa / Explaining appendix

Che cos'è la forgiatura / What the forging process is
Dati tecnici della pressa / Technical information about the press

Appendice fotografica / Photographic appendix

 


per informazioni
ICSIM - Istituto per la Cultura e la Storia d'Impresa "Franco Momigliano"
Terni - Piazzale Antonio Bosco, 3/A
Tel. 0744 407187
Fax 0744 407468
www.icsim.it
segreteria@icsim.it  iniziative@icsim.it  comunicazione@icsim.it

 

 

| ORGANI | SOCI | SEDI | PRESENTAZIONE | ATTIVITA' | LINK UTILI | AREA FORMAZIONE |
| AREA CONFERENZE | AREA STAMPA | AREA BIBLIOTECA | PATRIMONIO INDUSTRIALE |
| AREA PRODUZIONE EDITORIALE | HOME PAGE |