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A sei mesi dalla
scomparsa di Gino Papuli l’ICSIM, che lo ebbe quale primo
socio onorario, lo ricorda con la pubblicazione di questo
volume, al quale egli stava lavorando da tempo.
Era stato Gino stesso a mostrarci, a metà del 2007, una parte
del materiale relativo agli impianti produttivi della Società
Terni nei primi
anni cinquanta: un materiale importante, anche per le
dettagliate descrizioni tecniche che conteneva e per la chiara
visione delle
problematiche dell’intero gruppo che ne emergeva. |
L’interesse di
quella documentazione, non limitabile all’ambito storico, ci
spinse immediatamente a proporre l’idea di farne un libro, non
solo per incrementare la memoria di un periodo cruciale nella vita
della più grande azienda dell’Italia centrale, ma anche per
rimarcare come i problemi che ancora oggi costituiscono il
principale assillo di chi in quella realtà opera fossero ben
chiari già nel momento in cui, esaurita la fase emergenziale della
ricostruzione materiale del Paese si avviava quella della sua
crescita.
Naturalmente non ci sfuggivano, come non ci sfuggono, le
innumerevoli differenze tra la qualità dell’organizzazione
produttiva del secondo dopoguerra e quelle della società
dell’automazione, dell’informatica e della comunicazione. A tal
fine, proprio per ricondurre le vicende di mezzo secolo fa dentro
la cornice più ampia delle alterne fortune della “Terni”, abbiamo
chiesto al professor Franco Bonelli, che dell’azienda stessa è il
massimo studioso, di volerle accompagnare con una sua prefazione
della quale gli siamo profondamente grati.
Un aspetto non secondario sul quale si era soffermata l’attenzione
di Papuli era quello della sicurezza in fabbrica, in particolare,
date le sue specifiche competenze, negli impianti siderurgici; un
problema che ha da sempre rappresentato un tragico corollario del
lavoro pesante, come era quello in Acciaieria, sin dagli inizi
dell’attività a fine Ottocento. Per molti aspetti, e per molto
tempo, gli incidenti, compresi quelli mortali, sono stati ritenuti
una sorta di prezzo ineluttabile da pagare alle necessità della
produzione e dello sviluppo e, da parte dei lavoratori, come un
rischio necessario per far fronte alle esigenze di sostentamento
delle proprie famiglie. Non fa eccezione, in tal senso, nemmeno la
storia della “Terni” che, per vari decenni, soltanto marginalmente
si è fatta carico, come testimoniano numerose relazioni degli
Ufficiali sanitari delle diverse epoche, di questi aspetti e, più
in generale, delle conseguenze delle sue attività produttive sulla
città, quanto a salubrità dell’aria, dell’acqua e del suolo.
La testimonianza di Papuli non va oltre le mura di cinta della
fabbrica, perché è lì che c’erano le vere situazioni di pericolo,
ed era difficile, se non impossibile, anche per una carenza di
cultura della prevenzione, preoccuparsi delle ricadute fuori di
essa.
Negli anni trenta la ricchezza prodotta in termini di salari e di
interventi sociali, come case, scuole, impianti sportivi e altre
opere civili quale “risarcimento” alla città per la conquista del
monopolio dello sfruttamento delle forze idrauliche dell’asta
Nera-Velino, doveva essere ritenuta esaustiva di ogni altro
investimento a tutela della qualità urbana.
In altre parole, da quest’ultimo periodo in poi – compresa la
ricostruzione post-bellica – quasi tutto “tornò” nell’esclusiva
competenza dei bilanci delle istituzioni locali.
Il libro di Papuli si colloca in una fase cruciale, nell’immediata
vigilia dei licenziamenti del 1952-53 e della grande
ristrutturazione che ne seguì, fino alla ripresa di un forte
movimento politico e sindacale che, con l’“autunno caldo”, metterà
al centro delle proprie rivendicazioni le questioni del salario,
della salute, della sicurezza e del miglioramento ambientale non
solo sul luogo di lavoro.
Con l’appoggio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di
Terni, nel breve volgere di alcuni anni i lavoratori ternani
conquisteranno, in un fruttuoso confronto con l’Azienda, risultati
fondamentali proprio nel campo dell’abitazione (il nuovo Villaggio
Matteotti dell’architetto Giancarlo De Carlo) e in quello della
sicurezza e della medicina sociale preventiva, con l’avvio del
MESOP, e poi, travalicando i confini della fabbrica, sul terreno
del progressivo miglioramento dello stato dei corpi idrici e della
riduzione delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. Infine, con
una scelta del tutto innovativa, decideranno di autotassarsi
(nella misura dello 0,80% del salario) a favore di opere di
socialità, come l’intervento di ampliamento e ammodernamento del
Centro Geriatrico “Le Grazie”. Fu quella, però, una stagione di
breve durata, perché nuove e più gravi crisi dell’industria
siderurgica europea
e nazionale avrebbero interessato anche gli stabilimenti ternani.
Il lavoro che qui presentiamo, e che Gino Papuli ci ha lasciato
quale ultima testimonianza del suo impegno civile e della sua
passione
per l’industria e la tecnologia, vede nel triennio 1951-53, “un
periodo di svolta nel quale la non facile e indilazionabile
ricerca di una vocazione industriale moderna cominciò a dare i
suoi primi frutti”. Di tale svolta, sul piano nazionale, furono
principali protagonisti l’IRI e il sistema delle Partecipazioni
Statali, da un lato, e alcune grandi imprese private, dall’altro,
con il risultato, nel volgere di pochi anni, di dare vita al
“miracolo italiano”, che comportò un grande sviluppo economico e
sociale del Paese e, in pari tempo, l’emergere di tante
distorsioni, delle quali ancora oggi scontiamo le conseguenze. Di
quella prima fase Gino Papuli ci dà uno spaccato di estremo
interesse, con la delineazione di un clima aziendale particolare,
caratterizzato dall’azione di significative figure di tecnologi,
come l’ingegner Vincenzo Flagiello, direttore del corso di
formazione dei “giovani ingegneri” e protagonista di infinite
innovazioni, tra cui la cabina sferica del batiscafo di Auguste
Piccard (anch’egli recentemente scomparso), che tutte nascevano
non
solo da una profonda conoscenza di nozioni teoriche ma anche
dall’assidua frequentazione degli aspetti materiali del lavoro. In
un’epoca nella quale “non si disponeva ancora di registratori
portatili, fotocopiatrici, stampanti, calcolatrici tascabili,
ecc.” c’è un tecnico, Mario Perna, che con i suoi disegni, tutti
rigorosamente eseguiti e colorati manualmente, si incarica di dare
forza visiva –
quasi ad animarli – a regolamenti, mansionari e norme
antifortunistiche. E c’è la rappresentazione del grande lavoro di
svecchiamento e trasformazione impiantistica che, in una “Terni”
ancora polisettoriale e sostenuta dal comparto elettrico (poi
nazionalizzato nel 1962), abbandonate le produzioni belliche, si
deve adeguare in breve tempo alle esigenze di un’industria di pace
e al libero mercato europeo. Tutto ciò ci è presentato, come
espressione di un livello molto alto di competenza e
partecipazione alle vicende della siderurgia ternana e italiana;
livello del quale Gino era sicuramente uno dei più autentici
interpreti.
Di Gino Papuli ci mancano anche la grande carica umana, la cultura
e la versatilità dell’ingegno.
Nella sua figura il tecnologo e il forgiatore si fondono con lo
scrittore e il divulgatore scientifico, con il docente
universitario e il pionere dell’Archeologia industriale, con il
custode della memoria e l’uomo aperto alla ricerca e
all’innovazione. Non c’è contraddizione
tra il “giovane ingegnere” che con questo libro ci parla del suo
ingresso alla “Terni” e, in particoalre, in Acciaieria, e l’autore
del Il Labirinto di ghiaccio, ove descrive l’esperienza
drammatica, per tanti ragazzi, della ritirata di Russia; o tra il
poeta dell’ignoto operaio siderurgico e il teorico di un nuovo
approccio ai temi della salvaguardia e della valorizzazione
del patrimonio industriale. Molti vedono in lui soprattutto il
salvatore della Grande Pressa davanti alla stazione di Terni e il
promotore di una sensibilità, tutta moderna, capace di vedere nel
bene produttivo anche un’opera d’arte. Comunque la si guardi
quella di Gino Papuli resta una grande personalità, alla quale –
per un verso o per l’altro – tutti dobbiamo qualcosa.
Franco Giustinelli
(Presidente ICSIM)
Indice
Parte prima / First Part
La nascita dell'industria siderurgica a Terni / The birth of
Terni's iron and steel industry
La cultura del “congegno” / The culture of the ‘mechanism'
L'acqua muove le macchine / Water moves the machines
Corazze e cannoni / Armoury and cannons
Dal maglio alla pressa / From the hammer to the press
Turbine e rotori / Turbines and rotors
Parte seconda / Second part
La grande pressa da strumento a monumento / The big press:
from tool to monument
La lunga strada del salvataggio / The long recovery process
La collocazione / The location
Il rimontaggio / The reassembly
Uomini e macchine / Men and machines
Abstract / Abstracts
Appendice esplicativa / Explaining appendix
Che cos'è la forgiatura / What the forging process is
Dati tecnici della pressa / Technical information about the
press
Appendice fotografica / Photographic appendix |