Daniela Felsini (a cura di)
Inseparabili: lo Stato, il mercato e l'ombra di Colbert

 

 

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L'intervento dello Stato nell'economia è oggi tornato con forza alla ribalta. Già agli inizi del decennio gli effetti negativi della globalizzazione avevano provocato qualche scricchiolio nella mistica del mercato; nella fiducia assoluta nelle sue capacità autoregolatrici, che da quasi un trentennio egemonizzava la cultura economica, in fuga dalle contraddizioni della precedente stagione statalista.

Da più parti si invocava il ricorso a forme di protezionismo, per difendersi da una competizione produttiva e commerciale squilibrata. Riaffiorava il nome di Colbert. La grave crisi finanziaria del 2008-2009, con i suoi rovinosi strascichi economici e sociali, ha repentinamente chiamato in causa e rilegittimato l'intervento dello Stato, o meglio delle istituzioni pubbliche, come vediamo nel caso attualissimo dell'Unione Europea.
Accanto all'urgenza dei problemi e alla concretezza dei provvedimenti, è oggi fondamentale la riflessione sulla crisi e sulle prospettive future. I saggi contenuti in questo volume approfondiscono, con uno sguardo di lungo periodo, il complesso rapporto tra Stato e mercato, che si rivelano, al di là di ogni schematismo, due attori inseparabili dello scenario economico e sociale.

(2010) pp. 348

ISBN: 978-88-498-2726-2

€. 18,00

“Il Sole 24ORE”
22 ottobre 2010, pagina 22


Ripartire dalla lezione di Colbert

Stato ed economia. Amato: c’è ancora troppo poco mercato


D. Pes.


La crisi finanziaria ed economica globale ha abbattuto d’un colpo tutte le vecchie e consolidate certezze, senza peraltro che sia ancora emerso con sufficiente chiarezza ed evidenza un modello realmente alternativo all’assoluto primato del mercato (soprattutto se senza regole) e a quello di una nuova ingombrante presenza dello Stato nell’economia. Perché non rileggere allora il vecchio Jean Baptiste Colbert, magari con l’avvertenza di tenere ben distinto quel che teorizzò e mise in pratica il potente ministro di Luigi XIV dagli eccessi della successiva vulgata colbertista?

Se ne è discusso ieri alla biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, in occasione della presentazione del libro curato da Daniela Felisini Inseparabili: lo Stato, il mercato e l’ombra di Colbert, pubblicato da Rubbettino. Inseparabili, appunto, osserva Giuliano Amato che trova perfino “nauseante ripetere che il mercato senza lo Stato non esisterebbe”. Il problema allora è stabilire “cosa fa lo Stato e cosa il mercato”, tenendo conto che non tutto l’intervento dello Stato nell’economia può definirsi colbertista. Infondo, Colbert perseguiva una linea inoppugnabile per quei tempi: Luigi XIV aveva bisogno di denari freschi per fare le guerre, e dunque spettava a lui utilizzare tutti gli strumenti propri del mercantilismo per soddisfare le esigenze del sovrano. Una cura che funzionò perché si andava verso la Belle Epoque. “In fondo – chiosa Amato – Colbcrt promuove l’economia privata per un fine tutto statale”. Un altro contesto, un altro mondo. Oggi da noi il problema è un altro: in realtà “non crediamo abbastanza nel mercato perché ne abbiamo troppo poco”, osserva l’ex presidente del Consiglio ed ex numero uno dell’Antitrust.

Granitiche certezze si sono frantumate nel pieno della crisi fianziaria globale, commenta Pierluigi Ciocca. Henry Paulson, ex ministro del Tesoro nell’amministrazione Bush per decenni “è stato il fautore dei mercati perfetti, poi ha letto Keynes, anche se qualcuno dei suoi amici economisti di Chicago lo aveva sconsigliato. Ha cambiato idea”.

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