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ABSTRACT Il rapido sviluppo dei sistemi industriali ha comportato un progressivo aumento dell’impatto delle attività economiche sull’ambiente con effetti sempre più evidenti e pesanti sulla qualità dell’aria, del suolo e delle acque. La conseguente maggiore attenzione delle parti sociali verso questi temi ha portato a rivedere il rapporto tra salvaguardia ambientale e crescita economica. In particolare, ci si è resi conto di come “il concetto di benessere non sia più da collegare alla sola disponibilità di beni economici, ma anche alla fruizione di altri beni, quali quelli ambientali, da sempre considerati beni non economici disponibili, cioè senza costo ed in quantità illimitata.”[1] Una concezione dello sviluppo in termini quantitativi piuttosto che qualitativi sta progressivamente lasciando il posto al concetto di sviluppo sostenibile.[2] Lo sviluppo sostenibile deve soddisfare le necessità di chi oggi vive sul pianeta, senza mettere a rischio le necessità delle generazioni future. Un numero crescente di economisti, oggi, riconosce che sostituire il benessere fornito dalla natura con capitale materiale è possibile solo in misura limitata e che è necessario evitare almeno i danni ambientali irreversibili. I sostenitori di questa teoria parlano di un capitale naturale costante per le generazioni future. Ad ogni generazione è stata affidata la terra con le sue risorse in modo fiduciario ed ha il dovere di lasciare alle generazioni future una natura intatta, qualsiasi livello di benessere abbia raggiunto. Tale concetto si fonda sull’assegnazione di un valore alle qualità ambientali, sull’estensione dell’orizzonte temporale e, elemento innovativo, sull’equità generazionale.[3] Ciò al momento non avviene. La forte competitività sui mercati è vissuta come una guerra e rispetto agli obiettivi di guerra tutto deve passare in secondo piano comprese le esigenze ecologiche e sociali. Attualmente l’ecologia trova spazio nel dibattito solo se scende in campo alleata all’innovazione tecnica e alla possibilità di trovare nuovi sbocchi sul mercato. Effettivamente molte azioni a protezione della natura alla fine rendono anche economicamente. Non sempre, però, le esigenze ecologiche possono allearsi con gli interessi economici e le capacità tecniche. Spesso riuscire a mantenere la diversità dei paesaggi, delle specie animali e vegetali non è una questione di velocità di innovazione. La risposta non è nella tecnologia, ma piuttosto nella virtù dell’astenersi. Chiaramente si tratta di due approcci fondati su interessi contrastanti fra loro, che non possono essere risolti, ma che dobbiamo tenere presenti. Non è possibile decidere quale rapporto fra efficienza e sufficienza, innovazione tecnica e giusta misura caratterizzeranno un’Europa o un mondo capace di futuro. Altro elemento che caratterizza la situazione attuale è il contrasto tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo. Senza trovare un compromesso tra gli interessi diversi di due realtà profondamente diverse non sarà possibile arginare la crisi ambientale globale ed imboccare la strada per uno sviluppo globale sostenibile. L’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, su cui noi incentreremo l’attenzione, è solo una delle aree critiche da esaminare per realizzare uno sviluppo sostenibile. L’inquinamento è generato dal diverso ritmo che esiste tra lo svolgersi dei processi produttivi, che generano rifiuti, e lo svolgersi dei processi biologici che dovrebbero consentire l’assorbimento degli stessi da parte dell’ambiente. L’intensità delle attività produttive è tale che non è più possibile attuare una politica di intervento rivolta alla depurazione dell’inquinamento prodotto. Ciò significa in realtà trasferirlo da un corpo ricettore all’altro, il che impone una prevenzione strutturale del degrado ambientale. Da un punto di vista economico, il fenomeno dell’inquinamento è sostanzialmente dovuto al cosiddetto “fallimento del mercato”, il quale per particolari motivi (diseconomie di scala), non è in grado di distribuire e tutelare in modo efficiente le risorse naturali. Da ciò deriva la necessità di una regolazione pubblica dei fenomeni, che, attualmente, prevede l’applicazione del principio “inquinatore – pagatore” e l’uso di strumenti economici. Inoltre noi pensiamo che una combinazione di aspetti tecnologici e ambientali sia necessaria e fondamentale. Un’industria in cui realizzare questo binomio è l’industria siderurgica. Quest’ultima esercita un particolare impatto ambientale. E’ necessario, quindi, che essa promuova lo sviluppo sostenibile mediante un’imprenditorialità responsabile, ricerca e sviluppo, l’applicazione di tecnologie sane dal punto di vista ambientale, un maggiore riciclaggio dei rifiuti nei processi industriali e l’introduzione di processi più efficienti per la trasformazione delle materie prime e per la inertizzazione di residui pericolosi.
[1] Calzoni G., “Principi di economia dell’ambiente”; ed.
Angeli, Milano 1988, pag.15
[2] Concetto espresso per la prima volta dalla Commissione
mondiale per l’ambiente e lo sviluppo nel 1987 in “Our Common Future”
[3] Pearce – Turner, “Economia delle risorse naturali e
dell’ambiente”; ed. Il Mulino, Bologna 1991, pag.61
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