IL REATTORE IBRIDO: LA SIDERURGIA DEL FUTURO?
di Paulieri
 
In questa tesi, l'attenzione è stata posta sulle potenzialità di un ciclo di produzione dell'acciaio con reattore ibrido, che utilizzi in carica dal 30 al 70% di ghisa. Tali forni rappresentano da una parte l'opportunità per la siderurgia elettrica di acquisire nuove porzioni di mercato e dall'altra un contributo all'abbattimento delle emissioni di CO2 e della produzione di rifiuti da parte del settore industriale. Il reattore ibrido, infatti, è in grado di fornire un prodotto da impiegare in quelle fasce in cui l'acciaio da ciclo integrale è utilizzato in condizioni di overquality, ma, comunque, precluse all'acciaio da siderurgia elettrica. Inoltre, l'impiego di acciaio da reattore ibrido al posto dell'acciaio da ciclo integrale, nei limiti prima descritti, rende pertinente stimare l'emissione di CO2 e la produzione di rifiuti in termini di riduzione rispetto ai livelli propri della produzione di acciaio da ciclo integrale. Dopo aver mostrato il funzionamento e le caratteristiche di alcuni impianti già esistenti o progettati, utilizzanti carica mista, si espone il progetto di reattore ibrido studiato dal CSM e denominato iCSMelt. Valutata l'emissione di CO2 e la produzione di rifiuti per un forno elettrico tradizionale e per un impianto a ciclo integrale, si stima l'emissione di CO2 e la produzione di rifiuti per un reattore ibrido. In particolare l'abbattimento delle emissioni di CO2 viene valutato in termini di contributo alla quota di emissioni fissata per l'Italia dal protocollo di Kyoto. Dal punto di vista dell'impiego del prodotto siderurgico, si evidenziano i limiti del prodotto ricavato da forno elettrico tradizionale, dovuti alla presenza di tramp elements, e le fasce di mercato acquisibili per mezzo dell'uso di una carica mista. In particolare, lo studio evidenzia che, rispetto alla quota di riduzione delle emissioni assegnata all'Italia a Kyoto, ogni milione di tonnellate di acciaio prodotto con ibrido, piuttosto che da ciclo integrale, coprirebbe il 2.25% della quota totale di riduzione spettante all'Italia. Inoltre, tenendo conto della quota di riduzione ipotizzabile per i soli processi industriali, ogni milione di tonnellate di acciaio prodotto con ibrido, piuttosto che da ciclo integrale, ridurrebbe di circa l'11% le emissioni di CO2 del settore industriale rispetto ai livelli di emissione del 1990.