Per comprendere appieno l’importanza che ebbe la nascita della Comunità del carbone e dell’acciaio, è importante analizzare la situazione in cui gli stati europei si trovarono al termine della seconda guerra mondiale.

L’Europa era uscita stremata dalla guerra, e doveva pensare a ricostruire e consolidare la propria economia. D’altro canto era chiaro che la ricostruzione post bellica richiedeva un’assistenza economica estesa ed impegnativa che soltanto gli Stati Uniti erano in grado di fornire: vi era un rapporto anormale tra la produzione statunitense e quella del resto del mondo, e l’enorme divario tra le esportazioni (16 miliardi di dollari) e le importazioni (8 miliardi di dollari) poteva essere colmato solo con un finanziamento americano ai paesi stranieri in maggiore difficoltà.

In Italia la situazione era particolarmente critica: la marina mercantile era praticamente scomparsa, il sistema ferroviario, stradale e portuario sconvolto, i ponti rovinati per la quasi totalità, le distruzioni immobiliari e di beni strumentali erano a dir poco ingenti; inoltre non era rimasta alcuna giacenza di materie prime e scorta di generi alimentari, mentre la circolazione monetaria era incontrollata. Le prospettive del dopoguerra non erano quindi incoraggianti.