Le potenzialità di sviluppo di Terni e la sua idoneità come sede di impianti industriali è strettamente legata alle condizioni create dalla natura e dall’uomo nel territorio ternano.

Già nel 1861 Giacchino Peopoli in un suo articolo sulla Gazzetta dell’Umbria scriveva che Terni sarebbe diventata "nella nuova Italia la città dell’industria, del commercio e del lavoro". Addirittura le sue previsioni si spingevano più in là fino a proporre Terni come il riferimento alla Manchester d’Italia.

E’ probabile infatti che l’abbondanza di acque fluenti abbia indotto gli abitanti del luogo a cercare di sfruttare tali risorse per l’azionamento di molini e altri congegni forse ancor prima che ciò avvenisse a Roma, dove macchine azionate dalla forza motrice dell’acqua sono segnalate solo nel I secolo a.C [1]. Lo scrittore latino Tacito annovera infatti nei suoi annali l’Interamna Nahartium fra le contrade più ricche d’Italia e in florido stato era anche la sovrastante pianura di Rieti da quando, fra il 290 e il 272 a.C, era stata prosciugata dal console Manio Curio Dentato attraverso lo scavo di un canale denominato Cavo Curiano che permetteva lo sbocco del Velino nel Nera con la formazione della celebre cascata delle Marmore, giudicata in ogni tempo la più bella d’Europa.

E’ utile fare un breve cenno dell’attuale sistema oro-idrografico Nera-Velino. Il fiume Nera, chiamato Nar dai primi umbri a causa della chiarezza delle sue acque, scaturisce da più fonti alle falde dei monti Sibillini, scorre nell’angusta Val Nerina fino alle Marmore, dove si arricchisce del copioso contributo del Velino, entra quindi nella Conca di Terni dove vi riceve le acque del torrente Serra, penetra infine nelle gole di Narni ne esce a Nera Montoro e va a gettarsi nel Tevere poco a valle di Orte.

Il Velino sorge invece alle pendici del monte Pizzuto, scorre lungo il massiccio del Terminillo, riceve le acque del Peschiera, del Salto e del Turano nel territorio di Rieti ed arriva alla soglia delle Marmore che è situata 165 metri al di sopra del livello del Nera.

Nel passato il Velino, molto ricco di sali carbonatici, aveva creato ingenti depositi lungo le sue sponde. Per tale motivo, con il trascorrere del tempo, in corrispondenza delle Marmore si era creato uno sbarramento naturale rialzato di oltre 150 metri che impediva al fiume di sgorgare liberamente nel Nera, causando così la formazione di una palude che occupava tutta la piana reatina. Lo scavo del Cavo Curiano si era quindi dimostrato molto utile perché da un lato, aveva permesso di smaltire le portate di piena del Velino nei periodi di grandi piogge, eliminando il problema delle inondazioni della piana reatina che si era quindi trasformata in campi fecondissimi, dall’altro contribuì a porre l’attenzione nei secoli futuri, fino alla fine del 1700, al problema della regolazione dei deflussi del Velino sul Nera attraverso opportune opere idrauliche [2] ed anche, visto che il Nera è il maggiore affluente del Tevere, ad evitare che quest’ultimo non fosse turbato dagli sconvolgimenti delle possibili piene a monte.

La grande disponibilità di risorse idrauliche deriva dall’ampia estensione dei due bacini Nera – Velino (misurano in complesso un’area totale di circa 3700 km2) e dalla favorevole conformazione geologica dei terreni, formati prevalentemente da rocce calcaree molto permeabili, capaci di assorbire grandi quantità di acque meteoriche dando luogo così alla formazione di numerose sorgenti come quelle del Peschiera (circa 20 m3/s) e del Canetra (circa 10 m3/s) nel bacino del Velino e quelle dell’alto Nera e del Corno [3]. La presenza di queste frequenti sorgenti di portata relativamente costante contribuisce ad imprimere uno spiccato carattere di perennità ai corsi d’acqua del bacino interessato. Ne deriva una notevole stabilità della portata nel corso dell’anno che raramente scende sotto i 50 m3/s, vedi fig.1. Lo sfruttamento idroelettrico del bacino è agevolato inoltre dalla presenza di sensibili dislivelli concentrati sul percorso dei principali corsi d’acqua. Ad esempio la confluenza delle acque del Velino sul Nera si presenta ad una quota di circa 200 metri superiore, mentre le acque del Nera presentano salti successivi e ravvicinati per un dislivello di circa 60 metri nel tratto della gola Collestate Papigno. Grandi portate medie, regolarità nei deflussi e grandi salti sono gli elementi fondamentali che orientarono le scelte di localizzare a Terni le acciaierie ed altre importanti industrie.