Sin dai primi giorni la scultura di Pomodoro aveva innescato in me una sorta di curiosità e di fascino: non era la prima volta che mi trovavo di fronte ad una sua scultura, ma mai ne avevo vista una così grande, imponente, e poi era lì, nella mia città, visibile tutti i giorni e a tutte le ore, con il sole o con la pioggia, accerchiata dalle auto nelle ore di maggiore traffico o completamente isolata dal resto del mondo la notte o nelle torride giornate estive. Era per me, e lo è tutt’ora, motivo d’orgoglio dell’essere cittadino ternano, da sfoggiare con gli amici di fuori, così come la Cascata delle Marmore o l’antica Carsulae, perché come loro è un’opera d’arte, che esalta l’ingegno e la creatività dell’uomo e lo immortala nel tempo.

Un po’ per pigrizia, e un po’ per la difficoltà di reperire materiale, per qualche anno mi sono limitato ad osservare l’obelisco nella sua bellezza, come se fosse un oggetto misterioso ai più, accessibile solo per una ristretta elitè di persone. Nell’autunno del 2001, invece, è scattata in me la scintilla, rappresentata dalla necessità di realizzare una tesina per la quinta edizione dello Steel Master a cui ho partecipato: da quel momento in poi è stato un susseguirsi frenetico di incontri con varie persone, che mi hanno portato mano a mano a conoscere l’artefice di questa opera d’arte, quasi come una ideale scalata verso la vetta: tramite l’Architetto Romani del Comune di Terni ho potuto contattare Mario Finocchio, colui che ha collaborato per più di dieci anni con Arnaldo Pomodoro e che lo ha aiutato nella creazione della sua opera.

Il signor Finocchio, uomo di fonderia e di grande esperienza nel settore, ha soddisfatto tutte le mie curiosità, andando oltre le mie più rosee aspettative, fornendomi materiale fotografico e tecnico, e raccontandomi una serie infinita di aneddoti riguardanti l’obelisco. Mi è stata data così la possibilità di conoscere i piccoli segreti alla base della realizzazione di una così complessa opera d’arte, e ho potuto muovere i primi passi nel mondo della fonderia, accompagnato dall’esperienza e dalla conoscenza del signor Finocchio, grazie al quale ho potuto realizzare il mio lavoro e che ringrazio sentitamente. Un sincero ringraziamento va anche al Prof. Ruggero Ranieri, che ha pazientemente ascoltato i miei bisogni e fornito interessanti consigli.