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Pastorello I DAZI SULL’IMPORTAZIONE D’ACCIAIO IMPOSTI DALL’AMMINISTRAZIONE BUSH In cinque anni sono state ben trentuno le imprese siderurgiche statunitensi costrette a chiudere e a licenziare complessivamente quarantamila lavoratori. Il prezzo dell’acciaio è sceso tanto da minacciare l’estinzione completa del settore. Il mercato siderurgico statunitense è stato per lungo tempo un campo di battaglia, in cui la produzione d’acciaio mediante forni elettrici ha progressivamente ottenuto un ruolo di supremazia a spese dei più tradizionali stabilimenti a ciclo integrale. L’attuale basso livello dei prezzi è per tanto causato principalmente da una feroce battaglia tra i produttori stessi, i quali, in un’ottica antieconomica, stanno cercando di mantenere le proprie operazioni a galla abbassando i prezzi di vendita sul mercato interno. In effetti, agli Stati Uniti si può imputare di avere, negli anni novanta, aumentato la propria capacità produttiva anziché tagliarla o contenerla com’è stato fatto per il mercato europeo. Tuttavia, i sussidi garantiti dagli stati e dalle comunità locali hanno incentivato l’espansione della produzione a forni elettrici, ed inoltre gli Usa hanno continuato ad assistere con sussidi la produzione di stabilimenti a ciclo integrale con capacità produttive obsolete ed antieconomiche; nonostante la domanda crescente, la maggior parte della produzione a ciclo integrale non è stata in grado di aggiornarsi ed allinearsi con le richieste in continuo cambiamento del mercato mondiale. Il 5 marzo 2002, il Presidente Bush ha imposto delle tariffe doganali tali da consentire al settore siderurgico di sopravvivere. L’iniziativa è la più importante di una serie di misure analoghe tese a salvaguardare aspetti centrali dell’economia reale. Di fatto, gli americani continuano ad invocare misure drastiche e a tappeto contro tutte le importazioni attribuendo solo ad esse la loro crisi. In realtà, contrariamente alla siderurgia europea, negli Stati Uniti nulla o pochissimo è stato fatto e la crisi che tutto il settore attribuisce alle importazioni, è invece legata alla mancata ristrutturazione di vecchie aziende, sopravvissute per le sovvenzioni ricevute direttamente o indirettamente da almeno 40 anni. Il commissario europeo per il commercio estero e negoziatore al Wto - Organizzazione Mondiale per il Commercio - Pascal Lamy suggerisce agli americani di guardare l’esempio di un’impresa come Sidemar, gruppo Arcelor, interamente europeo e leader mondiale dell’acciaio, ristrutturata vent’anni fa con gli sforzi del contribuente europeo, oggi aperta ai mercati globali con il 10% delle esportazioni verso gli Usa, modernizzata senza proteggere il mercato nazionale. In Europa, facendo dieci, vent’anni fa le riforme necessarie, è stato dimostrato che si possono ottenerere dei profitti senza bisogno di protezione tariffaria: è un problema di modernizzazione, non di protezione del mercato.
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