La siderurgia italianadallo shock petrolifero ai primi anni '80

di Marco Vantini

 

Abstract

Lo studio della siderurgia italiana nel periodo in considerazione mette chiaramente in evidenza i diversi percorsi svolti dall’industria pubblica rispetto a quella privata.

La prima, sviluppatasi sostanzialmente per sostituire le importazioni ha realizzato risultati molto negativi per la sua bassa efficienza che l’ha resa inadeguata a competere con i concorrenti esteri, ed ha  assorbito ingenti risorse finanziarie dallo stato.

Il fallimento della stessa è inoltre da ricercarsi nella strettissima correlazione tra conduzione delle imprese a PP.SS. e politica.

A tale insuccesso dell’impresa pubblica ha fatto da contro altare la nascita e lo sviluppo di una impresa privata altamente competitiva, inizialmente limitata all’area dei prodotti a basso valore aggiunto della filiera forno elettrico/laminati lunghi, che successivamente è entrata nel campo del ciclo integrale rendendo concorrenziale anche la produzione di laminati piani.

Lo sviluppo delle miniacciaierie, per buona parte concentrate a Brescia, ha avuto come punto di forza la grande flessibilità di strutture societarie gestite dei proprietari imprenditori.

Lo studio punta inoltre l’attenzione sul funzionamento del mercato per quanto riguarda la selezione delle imprese. Gli elevati investimenti hanno costituito delle alte barriere all’uscita rendendo difficile la selezione, resa possibile tuttavia dagli incentivi comunitari e governativi agli smantellamenti di capacità produttiva.

Il confronto competitivo in Italia è avvenuto tra impresa pubblica, grande impresa privata ed imprese prima piccole poi medio-grandi cresciute per selezione naturale; quest’ultime hanno riservato le maggiori soddisfazioni in termini di efficienza e dinamismo tecnologico.

Per quanto riguarda l’industria pubblica, nel periodo si distinguono due fasi:

a)      il periodo della protezione (dove il sistema partitico ha imposto manager pubblici disponibili nei confronti del sistema in cambio degli aiuti)

b)      il periodo del divieto degli aiuti (in cui la Comunità ha imposto i parametri di profittabilità e

 riduzione delle capacità produttive. Nel periodo, distintosi per il raddoppio di Taranto e per l’individuazione dei un eventuale V centro siderurgico a Gioia Tauro matura il decadimento del Gruppo Finsider)

Per quanto riguarda le miniacciaierie, ricordiamo che negli anni Settanta si erano ritagliate uno spazio di tutto rispetto grazie alla loro flessibilità mantenendo positivo il trend della siderurgia italiana.

Dopo i primi anni Ottanta riprendono ulteriore slancio attraverso l’innovazione e la diversificazione fino ad arrivare all’acquisto di stabilimenti ceduti da Finsider anche a ciclo integrale.